Eugenio Montale
250px-Eugenio_Montale_e_l%27Upupa.jpg

Eugenio Montale è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano.
Nasce il 12 ottobre del 1896 a Genova da una famiglia agiata. Ultimo di sei figli di Giuseppina Ricci e Domenico Montale. A causa della sua salute precaria, i genitori lo avviarono a studi tecnici. Il giovane coltiva i suoi interessi letterari frequentando le biblioteche ed assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella. Prende anche lezioni di canto, esperienza che gli lascia un vivo interesse per la musica.
Dopo essere entrato all'Accademia militare di Parma nel 1917, fa richiesta di essere inviato al fronte e, dopo una breve esperienza bellica viene congedato nel 1920.
Tra il 1919 ed il 1923, frequenta a Monterosso Anna degli Uberti, che diventa la protagonista femminile di alcuni alcuno suoi componimenti, noti come "ciclo di Arletta".
Nel 1924 conosce la giovane di origine peruviana Paola Nicoli, e anche questa figura femminile si può ritrovare in alcune sue poesie degli "Ossi di seppia” e de “Le occasioni”.
Il poeta prende subito le distanze dall'affermazione del fascismo, sottoscrivendo nel 1925 “Il Manifesto degli intellettuali antifascisti” di Benedetto Croce.
Nel 1927 si trasferisce a Firenze, per il lavoro di redattore ottenuto presso l'editore Bemporad.
Dopo l'edizione degli “Ossi” del 1925, nel 1929 Montale viene chiamato a dirigere il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux (finchè non verrà espulso per essersi rifiutato di iscriversi al partito fascista); nel frattempo collabora alla rivista “Solaria” frequenta i ritrovi letterari del “caffè Le Giubbe Rosse”, scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni di ricerca poetica. Conosce Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Arturo Loria, Guido Piovene, Gianna Manzini e i critici Giuseppe de Robertis e Gianfranco Contini In questo contesto prova anche l'arte pittorica. Scrisse di sé: "Io ho vissuto trentun anni in Liguria. Vicino al mare, perché sebbene a Genova il mare si veda per lo più solo col cannocchiale, i mesi dell'estate noi li passavamo nelle Cinque Terre, Monterosso, dove il mare entrava quasi in casa (…). Questa è una stagione molto fortunata; però ha anche costituito l'avvio all'introversione, ha portato ad un imprigionamento del cosmo (…). Questa è stata una stagione molto formativa, ripeto. Ma sotto il profitto della maturazione culturale, i vent'anni che ho passato a Firenze sono stati i più importanti della mia vita. Lì ho scoperto che non c'è soltanto il mare ma anche la terraferma; la terraferma della cultura, delle idee, della tradizione, dell'umanesimo. Vi ho trovato una natura diversa, compenetrata nel lavoro e nel pensiero dell'uomo. Vi ho compreso che cosa è stata, che cosa può essere una civiltà".
La vita a Firenze però si trascina per il poeta tra incertezze economiche e complicati rapporti sentimentali; legge molto Dante e Svevo, e i classici americani. Nel 1948 si trasferisce a Milano, e pubblica “Le occasioni” e le prime liriche di quelle che formeranno “La bufera e altro”.
L'ultima tappa del suo viaggio è proprio Milano (dove morirà nel 1981). Diventa collaboratore del “Corriere della Sera”, scrivendo critiche musicali e reportage culturali da vari paesi. Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi (di dieci anni più anziana di lui) con rito religioso a Montereggi.
Le sue ultime raccolte, quali “Xenia”, “Satura” e “Diario del '71 e del '72” testimoniano in modo definitivo il distacco del poeta dalla vita.
Montale ha ricevuto molti riconoscimenti ufficiali: lauree ad honorem, nomina a “senatore a vita”, nel '67 per i meriti in campo letterario, e Premio Nobel nel '75.