Museo

L'arte greca del II D

Noi del IID presentiamo in questo spazio la nostra rivisitazione di museo dell'arte greca, nel quale ciascuno studente ha scelto un'opera, l'ha illustrata e l'ha modificata.

Periodo Arcaico

Dama di Auxerre

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La Dama di Auxerre è una scultura greca in calcare conchiglifero del VII secolo a.C., conservata nel Museo del Louvre di Parigi. Si suppone che possa rappresentare una figura femminile di offerente, o la divinità stessa, Persefone. Raffigurata in piedi, con la mano destra sul petto in segno di preghiera, indossa un peplo, originariamente decorato con la policromia. Il volto è di forma trinagolare, lo schema è rigidamente frontale e la pesante veste sembra nascondere la struttura corporea della donna.
A destra, l'opera modificata:
Per rendere attuale quest'opera sono partita modificando il colore della statua e quello dello sfondo, accentuando il contrasto tra questi ed evidenziando i contorni e le ombre. Aggiungendo effetti curvilinei, ho voluto allontanarmi dallo schema frontale rigido della statua, rompendo la sua staticità, caratterizzante delle opere di quel periodo. Ho quindi reso i tratti dell'opera più morbidi, avvicinandomi all'immagine più attuale di una ballerina.
(Clara Rodorigo)

Moscoforo

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Il Moscoforo è una scultura in marmo del VI secolo a.C, conservata al Museo dell'Acropoli di Atene. L'opera rappresenta un uomo che reca sulle spalle un vitello, come sacrificio ad Atena; si suppone che la statua stessa fosse un'offerta alla dea.
Rispetto ai kouroi dei primi anni dell'età arcaica, il Moscoforo presenta un corpo più proporzionato, dettagli anatomici più accurati, postura e espressione meno rigide.
Immagine modificata
Ispirandomi allo stile di Andy Warhol, ho modificato i colori e accentuato le ombre dell'immagine, rendendola bidimensionale e simile ad una fotografia, e poi l'ho moltiplicata, per farle perdere la sua unicità e rispecchiare il cambiamento della società rispetto all'epoca greca; infatti oggi si tende a una vera e propria “riproduzione in serie” dei modelli che ci vengono proposti, mentre nell'antica Grecia si dava più importanza all'individuo. Inoltre la ripetizione dell'immagine evidenzia come anche i tempi dell'arte si siano modificati, grazie alla tecnologia, rendendo possibile realizzare un'opera in pochissimo tempo, mentre in epoca greca erano necessari anni interi.[Margherita Pandolfi]

Anfora a figure nere (Achille e Aiace che giocano a dadi)

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Periodo: 540-530 a.C. Materiale: ceramica Museo: Louvre, Parigi
In questa celebre anfora in ceramica, firmata da Exekias, viene rappresentato un episodio non presente nei poemi omerici: Achille e Aiace occupati nel gioco dei dadi. Il ceramografo coglie i momento in cui, accantonate temporaneamente le armi durante il lungo assedio troiano, gli eroi si concedono un'attività ludica.
A destra la rivisitazione in chiave moderna:
Nell'opera originale i due eroi, solitamente impegnati a combattere e compiere gesta leggendarie, sono rappresentati mentre giocano. Nell'immagine modificata ho voluto riproporre la rottura degli schemi, data dall'allontanamento dal modello dell'eroe, con la distruzione dell'opera deformandola e modificandone i colori per renderla un quadro astratto. (Sofia Allegra)

Dioscuri

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Polimede di Argo, Dioscuri
580 a.C ca, marmo, h 197cm, Delfi. Museo archeologico (Grecia). Appartenendo allo stile dorico presenta caratteristiche tipiche:
gambe lunghe sproporzionate;
pugni sempre chiusi;
busto corto sproporzionato.
L'immagine a destra modificata sta a rappresentare il frangente nel quale lo stato di materia passa ad uno stato immateriale, simbolo dell'astrattismo contemporaneo(Lorenzo Di Giosaffatte)

Kore col peplo

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La Kore col peplo è una statua arcaica in marmo, alta 120 cm e conservata nel Museo dell'Acropoli ad Atene. È una figura femminile
con i piedi uniti e con il braccio destro vicino al corpo, mentre quello sinistro, era levato in avanti, in un gesto offerente;rispetto alle altre korai attiche la Kore col peplo mostra una modulazione dei piani più raffinata, che danno al corpo una consistenza più morbida e levigata. A differenza delle statue della scultura ionica con le loro superfici elaborate, l'astrazione iconica è qui sciolta in una naturalezza più reale, come si vede nella resa del volto e nella definizione più armoniosa di glutei e seno. L'immagine l'ho modificata rendendo più luminoso il paesaggio, definendo maggiormente i contorni, ho in pratica cambiato il ruolo sociale della Kore (che nell'antica grecia non era molto considerata) mettendola come in una scacchiera e facendola sembrare una regina e ho anche modificato i colori rendendo la statua un pò più allegra.
(Davide Marotta)

Cavalier Rampin

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Il Cavalier Rampin è l’unico esempio di scultura equestre del periodo arcaico, proveniente dall’acropoli di Atene, in Grecia. Ha un’acconciatura elaborata, la barba lavorata in grani pertanto la cura e la perfezione la porta ad essere tra le sculture più importanti del periodo arcaico. Alcuni studiosi ritengono che l’opera fa parte di un gruppo statuario mentre secondo altri rappresenta un vincitore, forse Pisistrato, di una gara equestre ma l’autore è sconosciuto.
A destra l'opera modificata:
Modificando la statua con la sua moltiplicazione, ho voluto dare importanza non solo al cavaliere, ma anche al suo esercito poichè gli scultori del periodo arcaico rappresentavano solamente il capo militare. Anche lo sfondo è stato modificato con il cambiamento di colore, azzurro, e l'aggiunta delle spirali per sottolineare la caoticità della guerra.(Claudia Volpicelli)

Periodo Classico

Satiro Danzante

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Il satiro danzante è una statua bronzea di epoca classica o ellenistica. È stata ritrovata da un peschereccio sulle coste siciliane, a Mazzara del Vallo. Ora è stata ristrutturata ed è tenuta al “Museo Del Satiro Danzante Di Mazzara Del Vallo” dove viene conservata con un metodo di mantenimento speciale.
L'idea di questa modifica nasce dal desiderio di rendere più realistico il movimento che viene, attraverso un'immagine che sembra a rallentatore, rappresentato in tutte le sue "fasi".Queste fasi tendono a rendere più soave l'immagine e cercano di far sembrare il satiro più dolce nei suoi movimenti.
(Nicolò Innocenti)

Discobolo

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Il Discobolo, opera di Mirone, lo scultore più famoso del periodo classico greco, è uno dei capolavori assoluti e più celebrati dell'età classica, datata al 450 a.C. circa. Purtroppo l'originale non è giunta fino a noi, ma possiamo osservare la splendida copia romana della scultura, oggi conservata nel Museo Nazionale Romano.
L'opera raffigura un atleta impegnato nel lancio del disco; il corpo è rappresentato con efficacia nel momento di massima tensione che precede l'azione. Lo sforzo non deturpa però il volto dell'atleta, che esprime concentrazione, determinazione ed intelligenza. [Agnese Rizzari]

Pan e Capra

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Il pan e capra è una scultura del periodo classico la quale rappresenta una capra che svolge atti sessuali con
un fauno(pan). La scultura oggi si trova nel museo archeologico nazionale di Napoli nel gabinetto erotico del palazzo.
Questa è una delle prime sculture in cui viene rappresentato un atto sessuale. Notiamo bene anche l'espressioni della capra e del fauno che è come se passassero dall'autore alla statua a noi. In oltre un ultima piccola precisazione questa è solo una copia romana probabilmente dato che è fatta di marmo e presenta degli appoggi per darle comunque una forma slanciata. Ho iniziato la modifica gettando un raggio di luce sull'organo genitale e sfumando il tutto . La mia rappresentazione figura il sempre più progressivo ritorno alle origni che dal medioevo in poi si erano perse.Le sfumature stanno a rappresntare come un salto nel passato un flashback.

Afrodite Sosandra

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L'Afrodite Sosandra ("che salva gli uomini") è una scultura greca del 460 a.C. circa, realizzata dallo scultore Calamide in bronzo.
La dea Afrodite è rappresentata avvolta da un mantello, compresa la testa, mentre ai piedi si vede un lembo della setosa veste sottostante, dalla quale sporgono i calzari. Si tratta di uno degli esempi più famosi della scultura greca dello stile severo. La scultura è alta 183 cm e, la sua migliore opera marmorea, si può ammirare al museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Per rendere moderna la statua, ho iniziato con il modificare il colore del suo vestito. Ho utilizzato i colori presenti nella marca di Burberry e li ho sovrapposti all'immagine. In seguito ho dato colore al suo viso che si presentava spento nell'originale immagine ed infine ho modificato il colore dei suoi capelli.
[Francesca Gigli]

Afrodite di Cnidia
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L'Afrodite di Cnidia è un'opera risalente al 364-365 a.c. scolpita per mano dell'Ateniese Prassitele; di questa, oggigiorno, ci restano solo delle copie di epoca romana e quella che viene considerata la migliore si trova nel Museo Pio-Clementino, a Roma. É detta Cnidia perché fu acquistata dagli abitanti dell'isola di Cnido (presso le coste dell'Asia minore) e rappresenta il primo nudo femminile dell'arte greca. La dea viene rappresentata prima (o dopo) il bagno rituale in una posa sinuosa che sta ad indicare lo stupore di chi è stato sorpreso inaspettatamente e il suo corpo è trattato con grazia, mettendo in risalto la morbidezza delle forme e la sua liscia nudità; inoltre, grazie all'abilità di Prassitele, anche il chiaroscuro del drappo poggiato sull'anfora e lo sfumato dei capelli rendono questa un'opera di eccezionale levatura.
Immagine modificata
Ho voluto modificare quest'immagine prendendo spunto da una canzone dei Beatles: 'Lucy in the sky with Diamond'. L'acronimo della canzone è LSD, una droga pesante utilizzata negli anni 60 per vivere forti allucinazioni. Non a caso nella canzone si parla di astrattismi e la mia volontà è stata quella di esplicitarli rendendo l'Afrodite di Cnidia la nostra Lucy nel cielo con i diamanti; infatti quest'ultimi e lo sfondo corrisponderebbero ad un cielo stellato visto con occhi allucinati, mentre l'Afrodite risulterebbe sfocata a causa della poca lucidità di un soggetto sotto l'effetto di LSD.
(Stefano Tranquilli)

Bronzi di Riace

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I due bronzi sono quasi certamente opere originali dell'arte greca del V secolo a.C,ritrovati nel 1972 nei pressi di Riace (R.C.) in ottimo stato di conservazione. Le statue probabilmente furono realizzate ad Atene e da lì rimosse per essere portate a Roma, destinate alla casa di un ricco patrizio. Si ipotizza che la statua A potesse essere opera di Fidia o dei suoi allievi e che la statua B fosse da collegare a Policleto. La statua A rappresenta probabilmente Tideo o Polinice, la statua B è probabilmente Anfiarao o Eteocle, entrambi personaggi della mitologia greca. I Bronzi si trovavano al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria e sono diventati uno dei simboli della città stessa.

IL COLORE STA ARRIVANDO

Ecco come ho proceduto per ideare il mio lavoro: con la prima modifica ho voluto trasporre l’opera scultorea in una rappresentazione su tela. Infatti possiamo vedere chiaramente le intelaiature del tessuto che si intrecciano, sulle quali sono “dipinti”/raffigurati i due bronzi.
Come secondo passo, ho poi voluto ragionare nei termini del colore: infatti risalta l’assenza di colore delle due statue, reso ancora più “povero” dallo sfondo nero su cui l’ immagine originale è posta.
Quindi ho voluto dare l’idea che tutti quegli spruzzi di colori “vispi”, che risaltano sullo sfondo nero, fossero attirati, come da una calamita, dai due bronzi, avidi di colori. Infatti l’impossibilità di colorare le due statue bronzee nell’antichità era l’unico vero difetto di questi due esempi di classicità greca, perfetti nelle forme.

(Giuseppe Alvise Sergi)

Diadumeno

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Marmo, Altezza 1,86 cm, 430 a.C. Atene
Il Diadumeno è una statua realizzata da Policleto verso il 430 a.C. e oggi nota solo da copie romane marmoree, tra cui la migliore è considerata il Diadumeno di Delo nel Museo archeologico nazionale di Atene
A destra l'opera modificata in essa ho voluto portare il pensiero dello spettatore all'infantile gioco del 15, per unire al concetto serio ed avanzato di una statua del periodo classico a quello dell'infantilità e semplicità di un gioco.
(Lorenzo Ianni)

Periodo Ellenistico

Il gruppo scultoreo del Laocoonte

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Il gruppo scultoreo del Laocoonte è una scultura in marmo (alta 242 cm) degli scultori Agesandro, Atanadoro e Polidoro, realizzata nel I sec. a.C.
Raffigura Laocoonte ed i suoi due figli Antifante e Timbreo mentre sono strangolati da serpenti marini. Nell’Eneide Virgilio descrive l’episodio come la vendetta di Poseidone per il tentativo di Laocoonte di opporsi all’ingresso del Cavallo di Troia nella città.
A destra, l'opera modificata:
Nella modifica ho voluto trasformare definitivamente la statua in un'immagine bidimensionale, trasformando la differenza di profondità in differenza di colori, privandola completamente delle tre dimensioni caratteristiche dell'arte scultorea. Il risultato è stato un'immagine molto simile alle visioni termografiche, con la differenza che invece delle diverse temperature, nella mia immagine i colori indicano le diverse profondità della scultura.

Testa di Socrate

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-Scultura di epoca romana 318-317 a.C. .
-Realizzata da Lisippo; in quest’opera va contro a quanto era regola in età classica, ovvero che ad una acuta intelligenza deve corrispondere sempre anche una bellezza esteriore, mentre i tratti sono quelli solitamente attribuiti al satiro, infatti è evidente la sua pronunciata calvizia, la fronte corrugata, le profonde rughe ai lati del viso e infine il naso schiacciato, animalesco e profondamente piegato alla radice.
-Realizzata in marmo ed alta 31 cm.
-Socrate fu il primo filosofo ad essere ritratto.

A destra la rivisitazione in chiave moderna:
Ho voluto ravvivare l'immagine seriosa di Socrate modificando i colori per trasformare la scultura in una maschera più giocosa e vivace, sfumando anche i contorni per renderla meno formale.

(Clelia Gentili)

Fauno Barberini

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Il Fauno Barberini o il Satiro ubriaco è un'antica scultura greca di epoca ellenistica che raffigura un satiro dormiente, probabilmente del 220 a.C. circa.
La figura è sdraiata su una roccia, il che farebbe pensare agli effetti del vino e quindi all'ebbrezza. Le gambe divaricate, la testa rivolta verso il giaciglio e le braccia diritte per fare da cuscino danno l'impressione di un movimento abituale e complesso, eseguito senza dubbio da un esperto scultore.
A destra la rivisitazione in stile fumettistico di Arianna Serrao.
Ho voluto rendere il fauno barberini più moderno e poiché la sua posa e il suo viso lasciavano intendere che era sotto l'effetto dell'ebbrezza, senza modificare la statua l’ho portato in una birreria dei giorni d’oggi.
“Il fauno Barberini in birreria”, rappresenta un uomo moderno che passa una serata con il suo bicchiere di birra alla spina, chissà, magari per riposarsi dopo una giornata di lavoro impegnativa o per dimenticare le pene d’amore.

Galata morente

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Il Galata morente appartiene ad un gruppo statuario ( il Donario di Attalo) che risale al 220 a.C, commissionato da Attalo I ad Epigono in onore della vittoria contro i Galati (Galli) nel 238 a.C. La statua rappresenta un guerriero accasciato sullo scudo, ferito al costato, fa appello alle sue ultime forze sostenendosi con un braccio; il capo chino indica la sconfitta del guerriero, ormai in fin di vita. L’opera mostra l’interesse per il naturalismo, tipico dell’ arte ellenistica, inoltre le statue risultano perfette da qualunque lato le si osservi poiché non più destinate ad essere addossate alla parete. Evidente l’attenzione per i dettagli come i capelli del guerriero, il sangue che gli sgorga dalla ferita, lo sforzo dei muscoli…
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Questa è l'immagine della statua che ho modificato io stessa.Ho ambientato il galata ferito in un prato in una notte stellata per cambiare l'atmosfera di sofferenza che ci presenta la statua e sostituirla con una atmosfera serena e speranzosa. Rimane però un elemento di inquietudine che è il buio della notte che ricorda la realtà del galata che sta morendo.(Giada Cicchetti)

Venere di Milo

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La Venere di Milo è stata realizzata intorno al 130 a.C. dal noto scultore Alessandro di Antiochia. La statua appartiene quindi al periodo ellenistico. È stata costruita in marmo pario. Le dimensioni sono di 204cmx44cm. Prende il nome dal luogo dove venne rinvenuta: l'isola di Milos nell'arcipelago delle Cicladi (1820). Si ritiene possa essere una raffigurazione della “Venus Victrix”, che reca il pomo dorato a Paride. Si trova oggi esposta al Museo del Louvre, a Parigi.
Ho scelto di modificare la statua seguendo lo stile dadaista per marcare il carattere proprio della dea dell'amore. Ho quindi aggiunto un paio di occhiali perché questa statua rappresenta un amore che vuole correggere le sue miopie.
(Emma Zuppi)

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La Venere di Milo è una delle più celebri statue greche ed è stata scoperta nel 1820 sull'isola di Milo, nell'arcipelago delle Cicladi. E' stata realizzata in marmo pario presumibilmente da Alessandro di Antiochia ed è alta poco più di 2 m. Risale al 130 a.C., è quindi un’opera appartenente al periodo ellenistico. Oggi è conservata al Museo del Louvre a Parigi e si pensa che rappresenti, con la sua sicurezza e la sua sensualità, la dea dell'amore.
Opera modificata
Nell'immagine qui sopra ho modificato sia il colore di sfondo che quello dell'opera e ho accentuato le ombre rendendola più calda e più intensa. Date le linee definite e fluide della statua ellenistica, ho scelto di spezzare la precisione tipica di quel tempo aggiungendo un effetto che potrebbe accostarsi al puntinismo. In questo modo, ho reso l'opera più dinamica e attuale, con caratteristiche proprie di un'epoca più moderna.
(Federica Pelliccia)

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La statua fu scoperta nel 1820, nei pressi di un antico teatro, sull'isola di Milo. La Venere di Milo risale al 130 a.C. circa: è dunque un'opera della fine dell'epoca ellenistica, che riprende, rinnovandoli, modelli classici.
E’ una scultura di marmo pario (h. 204 cm), priva delle braccia e del basamento originale, conservata nel Museo del Louvre a Parigi. Rappresenta col busto nudo fino all'addome e le gambe velate da un fitto panneggio. (Eustacchi)
Opera modificata: per rendere quest'opera più moderna, innanzitutto, ho scelto di inserirla nel disegno dell'artista giapponese Hokusai e ho aggiunto diversi oggetti, come: il guanto di Michael Jackson, la tavola da surf, il panama, il costume e la bandiera. Ho inoltre 'completato' la Venere di Milo dei suoi arti mancanti: le braccia e un piede conferendole un aspetto che appartiene più ad una 'donna' rispetto ad una 'dea'.

Amazzone ferita

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L'Amazzone ferita è una scultura di Policleto della seconda metà del V secolo a.C., nota solo da copie romane, tra cui la migliore è ai Musei Capitolini di Roma.
Posteriore al Doriforo, la statua fu creata in occasione di una gara indetta dal Santuario di Artemide di Efeso, intorno al 435 a.C. in competizione con Fidia, Cresila e Phradmon. Si trattava infatti di realizzare una scultura di amazzone ferita. Plinio ci informa che a vincere fu Policleto, seguito da Fidia (terzo fu Kresilas e quarto Phradmon). È tutt'oggi oggetto di discussione l'attribuzione delle quattro amazzoni, ciascuna al proprio scultore e questo perché tre di loro presentano caratteristiche policletee.
Per modificare l'immagine, sono partita dal movimento del braccio compiuto dall'amazzone(un gesto di difesa), portandolo in un contesto completamente differente, sia come epoca che come atmosfera. La statua è stata infatti trasportata in una spiaggia paradisiaca dove, con tanto di occhiali e cocktail, non fa altro che difendersi dal sole che potrebbe essere dannoso per la sua chiarissima pelle.
(Alice Pellegrinotti)

Nike di Samotracia

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La Nike di Samotracia è una scultura in marmo pario(h 245 cm) di scuola rodia,attribuita a Pitocrito,databile al 200-180 a.c. circa e oggi conservata in francia,al muoseo del Louvre di Parigi.
(Bernucci-De filippis)
La modifica dell'opera è mirata a colorare l'opera dandole così qualcosa di unico nel suo genere. Lo sfondo nero è utile per mettere in evidenza i vari colori. L'opera colorata perde parte della sua maestosità,ma diventa moderna,una scultura orientata alla pop art . (Bernucci)
Lo scopo di questa modifica è quello di esaltare la potenza divina dell'Atena vittoriosa, come se il suo potere sovrumano si fosse da sempre celato all'interno della scultura ora pronta a farlo esplodere. Ho scelto di colorarla di verde perchè, al contrario della staticità del grigio, da la sensazione che la scultura possa effettivamente essere viva. (De Filippis)

Giunone Cesi
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Giunone Cesi è una scultura in marmo greco (altezza 228 cm), realizzata nel III-I secolo a.C. e conservata attualmente nella Sala del Gladiatore ai Musei Capitolini, a Roma.
A destra, l'immagine modificata:
Con questa modifica ho voluto rendere la figura femminile di Giunone Cesi più moderna e contemporanea, trasformandola in una ballerina di flamenco, modificando il colore dell'abito che indossa e applicandole un ventaglioe delle nacchere, tipici strumenti usati per questo ballo. [Bianca Di Silvestre]

Cariatidi

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La cariatide è un elemento architettonico che rappresenta una figura di donna generalmente ben eretta, scolpita nell'atto di sostenere sul capo architravi, logge, balconi, mensole, cornicioni e avente una effettiva funzione portante in luogo di colonne e paraste o decorativa in luogo di lesene; detta anche canefora, conobbe vasta diffusione in epoca greco-ellenistica e romana, per continuare ad essere utilizzata nell'arte romanica, rinascimentale, barocca e nel neoclassicismo.
A destra, l'opera modificata sotto forma di mosaico.
Ho modificato la cariatide cambiando un pò il colore e trasformandola in un mosaico perhè siccome la cariatide è un opera di grandi dimensioni, ho voluto frazionarla in tanti piccoli pezzettini
[Joachim Carreon]

Nike di Samotracia

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La Nike di Samotracia (dal greco= dea della vittoria) è una scultura in marmo pario, ritrovata a Samotracia (isola del mar Egeo), scolpita in epoca ellenistica (200-180 a.C. circa)e oggi conservata al museo del Louvre di Parigi. La statua rappresenta la dea alata, figlia di Zeus, che porta l'annuncio delle vittorie militari, mentre si posa sulla prua di una nave da battaglia.
Per rendere la statua più moderna ho deciso di deformare le curve del suo corpo per dare l'idea della dea alata che, durante il volo, viene spinta dal vento in tutte le direzioni data la sua fragilità. Inoltre ho colorato lo sfondo creando delle strisce di colori vivaci, come se la dea stesse volando nei suoi sogni.(Marta Grossi)